L’impulsività: motore propulsivo o fattore di rischio?

Il concetto di impulsività sembra appartenere in modo strutturale alla condizione umana e rappresenta una spinta verso conquiste sempre più sofisticate ed evolutive. Dopotutto è rischiando di cadere, anzi cadendo ripetutamente, che impariamo a camminare.

Sappiamo però che la funzionalità dell’azione impulsiva si snoda su un confine molto sottile dal momento che possiamo leggere l’impulsività come una mancanza di autocontrollo sulle proprie emozioni, sensazioni e sulla gestione degli stimoli interni o esterni.

Il contrario dell’impulsività, ossia l’autocontrollo e quindi la modulazione della propria impulsività, rappresenta un percorso che permette di apprendere una forma di regolazione più funzionale e adatta alla propria socialità.

 

L’impulsività, approfondita anche nell’ambito degli studi sulle dipendenze e in particolare sulla Dipendenza da Gioco d’Azzardo (DGA), rappresenta un costrutto multidimensionale per il quale in letteratura specialistica non si è ancora giunti ad una definizione universalmente condivisa. Esistono alcuni assunti di base che riguardano la natura dell’impulsività. Desumiamo per esempio che ci troviamo in presenza di una risposta impulsiva quando questa è rapida, favorisce comportamenti non adeguati allo scopo, può manifestarsi in presenza di stimoli allettanti e in assenza di un adeguato controllo cognitivo. Attualmente, in assenza di un accordo pieno, i risultati ottenuti dalle ricerche sono da ricondurre prevalentemente al modello di riferimento e agli strumenti di misurazione utilizzati. Diviene pertanto chiaro che nella lettura del fenomeno impulsività del giocatore d’azzardo, sarà utile sviluppare un approfondimento personalizzato per comprendere la forma, l’ampiezza, e le implicazioni che per il singolo paziente assume la propria mancanza o carenza di gestione degli impulsi.

to be continued…

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