Disturbo da Gioco d’Azzardo: le dimensioni del fenomeno

Spesso è difficile comprendere i numeri che emergono dagli studi tecnici e vorremmo con questo articolo renderli più chiari per meglio intendere quanto il fenomeno del gioco d’azzardo sia diffuso nella nostra società.

Per farlo, abbiamo scelto di utilizzare i dati raccolti nel 2018 in un ampio studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) da cui è emerso che più del 36% della popolazione adulta intervistata ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta nell’anno precedente all’intervista, con una stima sul totale dei residenti italiani di 18.445.738. Il gioco ha interessato quasi un uomo su due e circa una donna su tre, con maggior prevalenza nella fascia di età tra i 40 e 64 anni.

Figura 1: prevalenza di gioco d’azzardo nell’ultimo anno                  

Figura 2: distribuzione nelle fasce di età

 

Dallo studio del 2018 emerge che i partecipanti preferiscono il gioco in presenza recandosi in particolare dal tabaccaio, al bar e altre ricevitorie, ove sono stati più frequentemente praticati giochi come lotterie istantanee, lotto e lotterie a esito differito e slot machine – sappiamo da tempo, con conferme provenienti anche da dati recenti, che il gioco on line sta progressivamente prendendo piede, ma questo sarà oggetto di un successivo approfondimento –. La ricerca evidenzia differenze di genere nella frequentazione delle sale scommesse, dichiarate dagli uomini nel 20.4% dei casi ma solo nel 2.2% delle donne intervistate.

I dati appaiono ancor più interessanti se riferiti alla frequenza di gioco e alle caratteristiche di fragilità dei soggetti intervistati. Se infatti circa la metà del campione sia maschile che femminile ha dichiarato di giocare solo occasionalmente, la restante parte degli intervistati riportava frequenze di gioco ben diverse. Degli uomini e delle donne partecipanti allo studio, infatti, rispettivamente il 35% e 25.1% ha dichiarato di giocare almeno una volta a settimana, il 17.7% e 14.3% da 2 a 4 volte a settimana e il 5% in entrambi i gruppi almeno 5 volte a settimana.

Figura 3: frequenza di gioco secondo genere

Tra le persone intervistate, il 26.5% presentava quello che viene chiamato un “comportamento di gioco sociale”, dunque senza particolari problematicità. Al contrario, nel 2.8% dei partecipanti (si stima dunque una popolazione di 1.400.000 persone residenti in Italia) si evidenziavano uno o più atteggiamenti problematici (“comportamento a rischio moderato”), mentre nel 3% della popolazione intervistata (stima di circa 1.500.000 dei residenti italiani adulti) si sono rilevati comportamenti di gioco con conseguenze negative per sé e per gli altri (“giocatore problematico”). Questi ultimi dati sono molto rilevanti poiché sommando i giocatori problematici ai giocatori a rischio moderato si ottiene quasi il 6% della popolazione intervistata, quindi quasi tre milioni di adulti che rivelano un manifesto o potenziale comportamento problematico. Tra questi, maggiormente interessata risulta essere ancora una volta la popolazione maschile, con una prevalenza del 3.6% rispetto al 2% delle donne, con particolare riferimento alla fascia d’età 40-65 anni.

Inoltre dall’analisi dei dati, sono emerse alcune associazioni significative con il rischio di problematicità. In primo luogo tra rischio e tipologia di gioco d’azzardo, con particolare significatività per quanto riguarda slot machine, VLT, lotto, e scommesse virtuali.

Figura 4: frequenza di tipo di gioco a seconda del rischio di problematicità

In realtà, come ormai noto dai dati disponibili in letteratura, si è evidenziato che i giocatori maggiormente a rischio spesso non si concentrano su un unico gioco e che una maggiore problematicità, implichi la tendenza a praticare anche 10 o più giochi. Con l’aumento del profilo di rischio aumenta anche la frequenza di gioco, rivelando che il 25.7% dei giocatori problematici gioca 5 o più volte a settimana e per un tempo più prolungato (due o più ore al giorno).

Concludendo possiamo notare che tra i giocatori problematici sono risultati maggiori le percentuali di coloro che hanno contratto debiti (prestiti ad amici o parenti, finanziamenti, cessione del quinto dello stipendio, anticipo del TFR). Inoltre, la maggior parte dei giocatori problematici ha manifestato un uso, un consumo e un abuso di alcolici superiore rispetto a coloro che esibivano profili di rischio più basso in termini di frequenza e di quantità. Analogamente, si è rilevato un aumento proporzionale di consumo di tabacco e di uso e abuso di sostanze stupefacenti. I giocatori problematici hanno manifestato punteggi più alti nelle scale che valutano la propensione al rischio e le difficoltà nella valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. Inoltre si è evidenziata una tendenza a ricercare gratificazioni immediate seppur ridotte piuttosto che gratificazioni differite nel tempo ma di ampiezza maggiore. Infine è emersa una prevalenza significativa di distorsioni cognitive e una carenza di competenze nella presa di decisioni. Il giocatore problematico sembra avere maggiori fantasie in merito all’idea illusoria di controllare l’esperienza di gioco.  Ciò contribuisce a quell’avversione per la perdita che porta al fenomeno del “Chasing”, ossia il rincorrere le perdite attraverso continue giocate allo scopo di recuperare.

to be continued…

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